I prodotti dell’artigianato ligure sono il risultato di una antica curiosità verso le civiltà con le quali la regione intratteneva contatti commerciali via mare, e di una rara abilità nel trasformare prodotti e materiali, provenienti da ogni parte del Mediterraneo, adattandoli alle necessità e ai gusti dei liguri.
LE PRODUZIONI TIPICHE DELL’ARTIGIANATO LIGURE DI QUALITA’
La ceramica ligure
La Liguria tra il XVI e XVIII secolo era uno dei più importanti centri europei di produzione della ceramica. Il vasellame creato a Genova, Savona e Albisola diviene oggetto di una diffusione a vastissimo raggio che ha interessato, oltre a tutti i paesi europei, anche il continente americano.
La tradizione ceramista si ispirava al gusto arabo della decorazione, ma reinterpretato in chiave autoctona con esiti di grande originalità e bellezza come testimoniato dalle splendide ceramiche e maioliche dal tipico colore verde o turchese tutt’oggi particolarmente rinomate.
Filigrana
Chiamata da Benvenuto Cellini “lavoro di fili”, la filigrana divenne un ramo dell’oreficeria completamente autonomo a partire dal Seicento, evolvendosi libera da appoggi e supporti nella sua caratteristica produzione “a giorno”.
L’origine latina del nome (filum e granum) dimostra che le materie prime fondamentali per l’esecuzione di questa lavorazione sono il filo ed il granulo d’oro o d’argento, intessuti magistralmente in un gioco di trame.
La tecnica orafa della filigrana veniva eseguita già dal secolo XIV a Genova, ma dal 1800 la produzione si sviluppa a Campo Ligure che diviene quindi la patria dei maestri filigranai che continuano ancora oggi ad intrecciare minuziosamente i loro ricami in filigrana.
Oreficeria
Artigiani del lusso, gli orefici genovesi godettero fino al 1800 di grande fama per la preziosità dei gioielli da loro modellati. Costituitisi in Corporazione degli Orefici verso la metà del Duecento, sono divenuti testimoni di un’arte di lunga tradizione. Via degli Orefici, una delle principali vie del Centro Storico, testimonia ancora oggi l’importanza che ebbe per la città questa antica corporazione
Ferro Battuto
La lavorazione del ferro battuto in Liguria ha radici antiche. Risalgono al XIII secolo i primi opifici in cui veniva lavorato il ferro, ma è a partire dal Quattrocento che i fabbri iniziano a realizzare i primi oggetti artistici e decorativi. L’arte dei fabbri ferrai ha raggiunto l’apogeo nel XV secolo grazie alla crescita del settore metallurgico nel Genovesato e nel Savonese. I centri d’eccellenza erano dislocati in Valle Stura ed in particolare a Rossiglione sede di diverse corporazioni. Nel Centro Storico di Genova la memoria di questo antico mestiere è ancora presente nella toponomastica attuale: piazza Campetto, un tempo piazza dei Fabbri, o ancora via di Scurreria, dal termine scutoria, che indicava i forgiatori di scudi.
Ardesia
L’ardesia viene prevalentemente estratta nelle cave del Tigullio, Val Fontanabuona, e della Valle Argentina ad Arma di Taggia.
Utilizzata principalmente come materiale di copertura (si pensi ai tipici tetti grigi della Liguria), l’ardesia è stata sempre più impiegata in realizzazioni di arte decorativa, con notevoli risultati plastici e destinazioni funzionali diverse come portali, lastre per pittura e incisione, elementi di arredo e decorazione.
La sedia di Chiavari
Nel 1807 il Marchese Stefano Rivarola, ambasciatore della Repubblica di Genova, portò con sé al ritorno da un viaggio a Parigi alcune sedie parigine perché servissero da modello agli artieri chiavaresi.
Fu Giuseppe Gaetano Descalzi, detto il Campanino, a creare per primo l’inconfondibile sedia che prende il suo nome: un intreccio sottile di fili di legno pregiato e sapientemente stagionato per una sedia che, come disse l’ebanista “ha da essere leggera e robusta, deve diventare la sedia eterna”. Molti sono i modelli che seguirono a questa prima foggia, come la sedia “tre archi” di raffinata eleganza, la “parigina”, la “filippa”, la “tre spade” o “spadina” e numerose altre ognuna con il suo stile unico e inconfondibile.
Il Damasco di Lorsica
Corona e palma sono i due disegni caratteristici dei damaschi del levante genovese. È a Lorsica, in provincia di Genova, che sopravvive intatta dal Cinquecento l’antica lavorazione del damasco, che trae la sua origine dall’omonima città siriana, famosa per la produzione di manufatti niellati, decorati con smalti neri su fondo in oro ed argento. Proprio il contrasto lucido/opaco del fondo e del disegno del raso caratterizzano la lavorazione del damasco classico, ritenuto un tessuto “senza rovescio”.
Il Velluto di Zoagli
Il pregiato tessuto orientale, morbido e delicato, che gli arabi chiamavano “kahifet” giunse in Liguria a seguito delle Crociate. L’importanza rivestita dalla lavorazione del “Velluto di Genova” era legata all’impareggiabile morbidezza e lucentezza di questa stoffa serica che vestiva la nobiltà europea del tempo, come dimostrato dai dipinti di Van Dyck. L’Arte della seta consisteva nell’intrecciare su telai a mano sottili e lucenti fili di ordito e trama con fili supplementari per dare consistenza al tessuto.
Macramè
Nel Seicento si sviluppa nel Levante ligure, e specialmente nel Golfo del Tigullio, la lavorazione di un particolare e prezioso tipo di merletto: il macramè. Il termine, di origini araba, indica una trina pesante, in genere di lino, interamente realizzata con la tecnica dell’annodatura manuale. Il macramè fu inizialmente impiegato per decorare orli di asciugamani, tovaglie e lenzuola; in epoca più recente invece venne reinterpretato come elemento decorativo per impreziosire borse e capi d’abbigliamento. Presso il centro è possibile ammirare la più grande tovaglia di macramè esistente al mondo realizzata dall’associazione genovese De fabula.
Liuteria
Nicolò Bianchi, liutaio genovese, che operò a Parigi per circa vent’anni tra il 1848 e il 1867, viene considerato il primo liutaio copista in senso moderno e forse l’unico dell’ottocento a costruire strumenti anticati. Fine conoscitore della liuteria classica italiana, aveva tra i suoi modelli prediletti un violino Guarneri del Gesù del 1741, stilisticamente vicino al “Cannone”, il poderoso violino suonato dal genio genovese Niccolò Paganini e visibile presso i Musei di Strada Nuova, a Palazzo Tursi.
Legatoria
La rilegatura dei libri è da sempre una vera e propria arte: nelle legatorie si cucivano con cura minuziosa fogli di delicata pergamena e, in seguito, di carta ottenuta dalla macerazione degli stracci. La cucitura dei quaderni (fascicoli) è stata quasi totalmente soppiantata dalle nuove tecniche ad incollaggio, tuttavia rimane ancora oggi destinata a libri di pregio e a rilegature di gusto più antico.
Paramenti Chiese
L’intensa religiosità dei liguri, unita al prosperare dell’artigianato tessile nostrano, rinomato in tutta Europa per la varietà e preziosità dei tessuti trattati, ha portato alla creazione di splendidi paramenti sacri. La parte preponderante del patrimonio d’arte tessile liturgica è composta da tessuti in seta, foggiati nelle diverse armature: taffettà, raso, damasco, velluto, lampasso a trame broccate in oro, argento e seta policroma.
Profumo
Genovese di nascita, Mario Sbarbori è stato uno dei “nasi”più famosi dell’Italia del Novecento. Dalla sua bottega di via di Scurreria arrivò a conquistare Parigi e persino gli Stati Uniti grazie all’originalità e purezza dei suoi profumi.
La tessitura
La produzione tessile degli artigiani liguri si contraddistingue per la varietà: stoffe preziose come i damaschi ed i rasi, il macramè ed i laminati, ma anche semplici tele di cotone eccezionalmente resistenti, oggi conosciute con il nome di blues jeans, “Blu di Genova”. Infatti, anticamente i balestrieri della Repubblica di Genova vestivano divise di questo forte tessuto di colore blu. Oggi il classico blues jeans viene impreziosito anche con decorazioni applicate con la tecnica del “riporto alla genovese”.
Vetro
“A la façon d’Altare” contraddistingue il metodo altarese di lavorazione del vetro e individua molte tipologie di oggetti in vetro trasparente che diventeranno, nel tempo, un tipico linguaggio espressivo dei maestri vetrai del ponente ligure.
In Liguria la lavorazione del vetro si è sviluppata intorno alla prima metà del XII secolo, probabilmente a seguito dell’insediamento nell’Isola di Bergeggi (Savona) di una comunità di monaci benedettini provenienti dalla Provenza, e si è quindi attestata in Altare, provincia di Savona, fin dal basso Medioevo.
Vetrate artistiche
Decorare una vetrata è, innanzitutto, dipingere con la luce, giocare con il colore; non a caso la realizzazione di vetrate artistiche si deve in un primo momento ai pittori più che ai vetrai. La fusione delle due arti, realizzata attraverso la legatura in piombo del colore al vetro, ha portato alla creazione di splendidi oggetti che diventano complementi d’arredo ed elementi decorativi particolarmente utilizzati nell’Art Nuveau.
Calzature in pelle
La realizzazione di una scarpa in vera pelle e cuoio, con tomaia sagomata su misura e cucita a mano, può richiedere anche più di un giorno intero di lavoro. L’effetto finale è di un’eleganza e raffinatezza tale da rendere la scarpa elemento principe di un abbigliamento ricercato.
Accessori in pelle
Lo stile genovese nel vestire viene da molti paragonato a quello “british”: classico nel taglio, elegante e curato fin nel dettaglio. Nelle botteghe artigiane liguri vengono realizzati accessori moda quali borse, cinture, borsellini e portachiavi in pelle pregiata interamente cuciti a mano.
LE ECCELLENZE AGROALIMENTARI
Il Pesto
La salsa fredda più famosa al mondo nasce in Liguria. La prima ricetta del pesto viene fatta risalire all’Ottocento, ma già durante il Rinascimento venivano preparate salse pestate come l’agliata, probabile progenitrice del tradizionale pestogenovese. Oltre al Basilico Genovese D.O.P., vengono pestati a crudo piccole quantità di aglio e pinoli, il tutto condito con Parmigiano Reggiano stravecchio, Pecorino Sardo ed Olio Extravergine di Oliva “Riviera Ligure” D.O.P. Il pesto, così preparato secondo le ricette liguri, veniva un tempo lavorato con un mortaio di marmo e pestello in legno di balsa.
L’Olio DOP
L’olivo è senza alcun dubbio uno degli elementi caratteristici del paesaggio ligure. Presente sul territorio già dal 3000 a.C., la sua coltivazione si è espansa dal 1700 anche su pendici collinari e montane della regione grazie al sistema a terrazzamenti. Nel 1997 l’olio extravergine di oliva “Riviera Ligure” – che riunisce sotto un’unica denominazione la produzione di olio delle tre zone geografice: “Riviera dei Fiori”, “Riviera del Ponente Savonese”, “Riviera del Levante” – ottiene il riconoscimento europeo di Denominazione di Origine Controllata (DOP). Caratteristica dell’olio ligure è il sapore fruttato con sensazione decisa di dolce o leggera sensazione di amaro e piccante.
I vini DOC
Sono ben otto i vini DOC prodotti lungo tutto l’arco ligure. Da Ponente a Levante si incontrano: il Dolceacqua Rossese, un vino rosso dal sapore fragrante e corposo dal profumo intenso. l’Ormeasco di Pornassio, un rosso dal gusto persistente, con sentori di ciliegia matura, mora e violetta. Ottimo anche come passito. Il Riviera Ligure di Ponente, denominazione che raggruppa i Pigato, Vermentino e Rossese prodotti dai vitigni di quest’area geografica. Il Valpolcevera ed il particolarissimo Valpolcevera Coronata, un bianco dal retrogusto quasi sulfureo apprezzato da Stendhal che lo menzionò nella sua opera “Viaggio in Italia”.
Il Golfo del Tigullio, che riunisce vini bianchi Passiti e Moscati; i vini rossi e bianchi delle Colline di Levanto e Colli di Luni, infine il Cinque Terre e Cinque Terre Sciacchetrà un vino passito, dolce e liquoroso particolarmente raro e raffinato.
Cioccolato
Il primo a ricevere in dono i semi del cacao - coltivato fin dal 400 dai Maya - fu Cristoforo Colombo. Solo con la conquista delle “Indie Occidentali” però si comprese l’importanza di questi semi dai quali si poteva ricavare il cioccolato.
A partire dalla seconda metà del Settecento, la cioccolata calda a Genova era molto in voga sia presso la nobiltà che presso i ceti meno abbienti. Nella zona di Prè esisteva Vico del Cioccolatte, così nominato in quanto sede antica dei fabbricanti di cioccolato e confettieri.